NICOLA BERTOGLIO
iphoneografo
TUQAP 2026
PADIGLIONE DEL (DIS)SENSO
7 luglio – 7 agosto 2026
Ex Chiesa di San Leonardo, Venezia
A cura di Katia Margolis
Organizzato da Memorial Italia e Arts Against Aggression
Artista–Curatrice: Katia Margolis
Vert-de-Venise Contemporary Art
PARTECIPANTI
German (Shamir) Arbinin, Anya Arkhipova, Pavlo Artemenko, Deniz Aydin, Oksana Bagirova, Eva Bagrova, Yegor Balazeykin, Igor Baryshnikov, Anna Bazhutova, Evgeniya Berkovich, Nicola Bertoglio, Andrey Boyarshinov, Sergey Brukhanov, Nadezhda Buyanova, Lorenzo Ceva Valla, Danil Chertykov, Alexander Dotsenko (1960–2026), Anastasia Dyudyaeva, Darya Egereva, Aslambek Ezhaev, Antonina Favorskaya, Alexander Gabyshev, Nadin Geisler, Alexey Gorinov, Elena Guryleva, Dima Ivanov, Artyom Kamardin, Jan Katelevsky, Ihor Kim, Daniil Klyuka, Pavel Korshunov, Solvita Krese, Pavel Krisevich, Olga Kuzovkina, Natalya Leongardt, Lyubov Lizunova, Katia Margolis, Azat Miftakhov, Iryna Navalna, Oleg Navalny, Yuri Neznamov, Lev Nikitin, Angel Nikolaev, Nikita Oleinik, Roman Paklin, Party of the Dead, Dima Pchelintsev, Filipp Pischik / Bluemoloko, Maria Ponomarenko, Lyudmila Razumova, Irina Revina Hofmann, Pavel Rotts, Krišs Salmanis, Ilya Shakursky, Nadiia Skidan, Alexander Skobov, Sasha Skochilenko, Alexander Snezhkov, Danila Tkachenko, Nadya Tolokonnikova, Daria Trepova, Arseny Turbin, Angel Uliyanov, Nikita Uvarov, Lisa Vasilieva, Boginya Von Art, Polina Yevtushenko.
Partner informativo: Fondazione Gariwo
Co-sponsor: Art Action Foundation
Design: Roxana Kenjeeva
Consulente: Konstantin Akinsha
Si ringraziano: Oksana Amdzhadin, John Caldwell, Valery Pekar, Robin Saikia.
IL PADIGLIONE DEL (DIS)SENSO
Il Padiglione del (Dis)Senso è un progetto indipendente di dissenso artistico presentato durante la 61ª Biennale di Venezia. Nato da una serie di azioni di protesta contro la presenza ufficiale della Russia alla Biennale e contro la strumentalizzazione della cultura come forma di art-washing durante la guerra contro l’Ucraina e in un contesto di repressione politica, il progetto considera l’arte uno spazio di libertà, confronto e testimonianza.
Ispirato al pensiero di Viktor Frankl e alla sua riflessione sulla ricerca di significato nelle condizioni più estreme, il Padiglione propone il “dis-senso” come uno spazio nel quale frammentazione, conflitto, incertezza e pluralità possono diventare strumenti per ritrovare un significato condiviso.
All’interno dell’ex Chiesa di San Leonardo, il progetto riunisce artisti, curatori, attivisti e operatori culturali che affrontano temi come prigionia politica, colonialismo, guerra, esilio, identità e diritti umani. Le opere convivono attraverso dialogo, contrasto e differenze, senza essere ricondotte a un’unica narrazione.
Attraverso installazioni, video, materiali sonori, documenti d’archivio e interventi nello spazio pubblico, il Padiglione esplora il modo in cui il significato può emergere anche nelle condizioni più tragiche.
Il progetto si richiama inoltre alla Biennale del Dissenso del 1977, promossa sotto la presidenza di Carlo Ripa di Meana e legata alle battaglie per la libertà di espressione, i diritti civili e il dissenso culturale, anche attraverso il movimento FUORI! di Angelo Pezzana.
Il Padiglione nasce dalle azioni di protesta realizzate durante i giorni di apertura della 61ª Biennale e dall’iniziativa Biennale del Dissenso promossa da Europa Radicale e Associazione Radicale Certi Diritti. Il dissenso viene così trasformato da gesto di protesta in un processo aperto di confronto e produzione di significato.
Il Padiglione non propone risposte definitive. Accoglie invece pluralità, incertezza, contraddizione e coesistenza come condizioni produttive. Il significato non viene considerato una verità fissa, ma un processo che nasce dall’incontro tra memorie, traumi, esperienze e differenti modi di abitare il mondo.
I diversi progetti sono accompagnati da materiali d’archivio sulle proteste artistiche e politiche legate alla Biennale e da un programma pubblico di incontri, tavole rotonde, performance e discussioni.
PROGETTI CURATORIALI
RESISTANCE IMPRISONED
A cura di Nadya Tolokonnikova
“Resistance Imprisoned” riunisce opere, fotografie e testimonianze realizzate da prigionieri politici, artisti, giornalisti, attivisti, insegnanti, persone detenute per motivi legati alla guerra e prigionieri di guerra e civili ucraini detenuti in Russia.
Disegni, testi, ricami e oggetti prodotti in condizioni di prigionia, censura e persecuzione trasformano gli spazi della reclusione in luoghi di immaginazione e resistenza. Le opere portano nella sfera pubblica le voci e i volti di persone private della libertà, ricordando il ruolo dell’arte come strumento di resistenza e contrasto alla repressione e all’oblio.
PADIGLIONE INGRIANO
Di Pavel Rotts
A cura di Lisa Vasilieva
Il Padiglione Ingriano è un intervento artistico dedicato alla memoria, allo sradicamento e all’identità ingriana.
L’Ingria è una regione storica situata sulla costa orientale del Baltico, oggi divisa tra Russia ed Estonia. Il progetto affronta l’identità non come legata necessariamente a uno Stato o a un territorio, ma come una costruzione fondata sulla memoria e sulle tracce culturali.
Il Padiglione si presenta come un contro-monumento decoloniale e dialoga con il progetto DecolonizArt, dedicato agli artisti appartenenti a culture colonizzate all’interno della Federazione Russa e soggette a persecuzione e russificazione.
A LITTLE UNTITLED QUEER ART PROJECT
A cura di Nicola Bertoglio
Promosso dall’Associazione Radicale Certi Diritti, “A Little Untitled Queer Art Project” riunisce opere di Angel Ulyanov, Boginya Von Art, Lev Nikitin, Party of the Dead e Yana Tarakanova, artisti LGBTI e dissidenti politici russi costretti all’esilio.
Il progetto prosegue la mobilitazione che ha riportato a Venezia lo spirito della storica Biennale del Dissenso il 9 maggio 2026. Durante la manifestazione, le opere sono state indossate dai partecipanti come strumenti di testimonianza e protesta, richiamando la tradizione radicale che intreccia arte, politica e azione nonviolenta nello spazio pubblico.
Il termine “Untitled” richiama la necessità di creare spazi autonomi di espressione e la difficoltà di essere pienamente riconosciuti e rappresentati all’interno di sistemi che limitano la libertà individuale e collettiva.
Il progetto affronta identità, memoria, libertà, dissenso ed esilio, proponendo l’arte come testimonianza, strumento di autodeterminazione e spazio di immaginazione politica.
DEATH IN VENICE
Di Krišs Salmanis
A cura di Solvita Krese
“Death in Venice” nasce dalle azioni di protesta dei padiglioni baltici durante l’apertura della Biennale. L’opera prende posizione contro l’imperialismo russo e contro l’accettazione della presenza ufficiale della Russia all’interno dello spazio culturale europeo mentre continua la guerra contro l’Ucraina e la repressione politica.
Salmanis trasforma il logo della Biennale di Venezia in un’immagine politica: le mura del logo diventano le mura del Cremlino, creando un confronto diretto tra l’istituzione culturale e la realtà della guerra.
Il titolo richiama inoltre “Morte a Venezia” di Thomas Mann e introduce una riflessione sul decadimento, sulla responsabilità e sul rapporto tra cultura e violenza.
INVISIBLE PAVILION
Concept: Katia Margolis
Design: Olga Kuzovkina, Nadiia Skidan
A cura di NAU – Network Associazioni per Ucraina
“Invisible Pavilion” è un progetto nello spazio pubblico di Venezia dedicato ad artisti e operatori culturali ucraini uccisi dalla Russia durante la guerra.
Una rete di manifesti annuncia eventi artistici immaginari – mostre, concerti, conferenze e proiezioni – che non potranno mai avere luogo perché gli autori sono stati uccisi.
Il progetto utilizza quindi il linguaggio della comunicazione culturale per trasformarlo in uno strumento di memoria. Venezia diventa un luogo nel quale rendere visibili non soltanto le persone scomparse, ma anche i futuri artistici e culturali che la guerra ha cancellato.
ARTISTI E PROGETTI INDIVIDUALI
DANILA TKACHENKO
Mannequins / Inversion
“Mannequins” riflette sulla memoria del terrore politico nell’ex Unione Sovietica. L’artista ha realizzato figure simili a manichini nei luoghi remoti degli ex Gulag, evocando le vittime senza nome e senza sepoltura.
“Inversion” utilizza fotografie di guerra per portare nello spazio pubblico europeo le immagini delle distruzioni provocate dall’aggressione russa contro l’Ucraina.
I due progetti collegano la memoria del terrore sovietico alla devastazione contemporanea dell’Ucraina, mettendo in relazione repressione, violenza, rimozione e responsabilità.
NADIIA SKIDAN
Home / Hope: The Red Corner
L’opera nasce dall’esperienza di una patria resa inaccessibile dall’occupazione e dalla guerra. L’artista, originaria di Kerch, in Crimea, riflette sul significato della casa quando essa non può più rappresentare un luogo sicuro.
Il progetto prende come riferimento il “Red Corner”, lo spazio sacro della casa tradizionale ucraina dedicato alla preghiera e alla memoria, trasformandolo in un altare portatile.
Il corpo diventa così l’ultimo luogo che può custodire la memoria della casa, dell’identità e della continuità.
IRINA REVINA-HOFMANN
936 km to the War
L’installazione consiste in uno striscione a terra con una freccia e la scritta “936 km to the War”.
L’opera riduce la distanza geografica dalla guerra a una misura concreta, mettendo in discussione l’idea che la guerra avvenga sempre “altrove” e ricordando la prossimità del conflitto al pubblico europeo.
FILIPP PISCHIK / BLUEMOLOKO
Madonna Piangente
L’opera nasce come stencil a Mosca nel 2013 e viene successivamente trasformata in un affresco a Kyiv.
La Madonna si copre il volto di fronte alla devastazione, diventando un’immagine di dolore, compassione e testimonianza. Dopo l’invasione russa su larga scala dell’Ucraina nel 2022, l’opera è diventata un simbolo contro la guerra e della memoria collettiva.
KATIA MARGOLIS
Resilience to Remain
Installazione composta da mattoni, terra, cenere, bende e opere su carta.
Il progetto attraversa gli spazi del Padiglione come un paesaggio frammentato, collegando i diversi lavori attraverso tracce di corpi vulnerabili, feriti, spostati e segnati dalla memoria.
La benda diventa metafora di ferita, protezione, pelle e cura. La vulnerabilità non viene considerata soltanto come condizione di sofferenza, ma anche come possibilità di sopravvivenza, trasformazione e rinascita.
L’installazione culmina nell’“Altar of Reciprocal Care”, un altare circondato da bende sospese. I visitatori sono invitati ad annaffiarlo, permettendo alla terra e ai semi di generare nuova crescita.
La cura diventa così un atto condiviso di responsabilità, solidarietà e costruzione del futuro.
CONCLUSIONI
I progetti del Padiglione non sono organizzati secondo una narrazione unica. Sono messi in relazione affinché rimangano visibili dialogo, conflitto, contraddizione e differenze.
Il significato non viene imposto, ma nasce dalla coesistenza.
Venezia diventa contemporaneamente luogo e metafora: una città costruita sull’incontro, sui ponti e sulla fiducia, capace di rappresentare la possibilità di mettere in relazione memorie, culture e prospettive differenti.
Il Padiglione del (Dis)Senso vuole quindi essere uno spazio condiviso di riflessione, incontro e immaginazione collettiva, nel quale memoria, dissenso, cura e resilienza possano convivere.
Gli organizzatori immaginano il Padiglione come l’inizio di una piattaforma permanente nelle future Biennali di Venezia, dedicata ad artisti, scrittori, attivisti e minoranze culturali provenienti da Paesi nei quali la libertà di espressione è limitata e la pratica artistica è sottoposta a censura, persecuzione o repressione politica.
Il Padiglione si propone infine come uno spazio di libertà creativa, dialogo e solidarietà, capace di dare visibilità a voci spesso escluse dalle rappresentazioni ufficiali e di difendere la libertà dell’arte nella sua ricerca di significato.
PAVILION OF (DIS)SENSE
7 July – 7 August 2026
Former Church of San Leonardo, Venice
Curated by Katia Margolis
Organised by Memorial Italia and Arts Against Aggression
Artist–Curator: Katia Margolis
Vert-de-Venise Contemporary Art
PARTICIPANTS
German (Shamir) Arbinin, Anya Arkhipova, Pavlo Artemenko, Deniz Aydin, Oksana Bagirova, Eva Bagrova, Yegor Balazeykin, Igor Baryshnikov, Anna Bazhutova, Evgeniya Berkovich, Nicola Bertoglio, Andrey Boyarshinov, Sergey Brukhanov, Nadezhda Buyanova, Lorenzo Ceva Valla, Danil Chertykov, Alexander Dotsenko (1960–2026), Anastasia Dyudyaeva, Darya Egereva, Aslambek Ezhaev, Antonina Favorskaya, Alexander Gabyshev, Nadin Geisler, Alexey Gorinov, Elena Guryleva, Dima Ivanov, Artyom Kamardin, Jan Katelevsky, Ihor Kim, Daniil Klyuka, Pavel Korshunov, Solvita Krese, Pavel Krisevich, Olga Kuzovkina, Natalya Leongardt, Lyubov Lizunova, Katia Margolis, Azat Miftakhov, Iryna Navalna, Oleg Navalny, Yuri Neznamov, Lev Nikitin, Angel Nikolaev, Nikita Oleinik, Roman Paklin, Party of the Dead, Dima Pchelintsev, Filipp Pischik / Bluemoloko, Maria Ponomarenko, Lyudmila Razumova, Irina Revina Hofmann, Pavel Rotts, Krišs Salmanis, Ilya Shakursky, Nadiia Skidan, Alexander Skobov, Sasha Skochilenko, Alexander Snezhkov, Danila Tkachenko, Nadya Tolokonnikova, Daria Trepova, Arseny Turbin, Angel Uliyanov, Nikita Uvarov, Lisa Vasilieva, Boginya Von Art, Polina Yevtushenko.
Information Partner: Fondazione Gariwo
Co-sponsor: Art Action Foundation
Design: Roxana Kenjeeva
Consultant: Konstantin Akinsha
With thanks to: Oksana Amdzhadin, John Caldwell, Valery Pekar, Robin Saikia.
PAVILION OF (DIS)SENSE
The Pavilion of (Dis)Sense is an independent project of artistic dissent presented during the 61st Venice Biennale. Emerging from a series of protest actions against Russia’s official presence at the Biennale and against the instrumentalisation of culture as a form of art-washing during the war against Ukraine and in a context of political repression, the project considers art as a space of freedom, confrontation, and testimony.
Inspired by Viktor Frankl’s reflections on the search for meaning under the most extreme conditions, the Pavilion proposes “dis-sense” as a space in which fragmentation, conflict, uncertainty, and plurality can become tools for recovering a shared sense of meaning.
Inside the former Church of San Leonardo, the project brings together artists, curators, activists, and cultural practitioners addressing issues such as political imprisonment, colonialism, war, exile, identity, and human rights. The works coexist through dialogue, contrast, and difference, without being reduced to a single narrative.
Through installations, video works, sound materials, archival documents, and interventions in public space, the Pavilion explores how meaning can emerge even under the most tragic circumstances.
The project also refers to the Biennale of Dissent of 1977, promoted under the presidency of Carlo Ripa di Meana and connected to struggles for freedom of expression, civil rights, and cultural dissent, including the FUORI! movement led by Angelo Pezzana.
The Pavilion emerged from the protest actions carried out during the opening days of the 61st Biennale and from the Biennale del Dissenso initiative promoted by Europa Radicale and Associazione Radicale Certi Diritti. Dissent is thus transformed from an act of protest into an open process of dialogue and meaning-making.
The Pavilion does not offer definitive answers. Instead, it embraces plurality, uncertainty, contradiction, and coexistence as productive conditions. Meaning is not understood as a fixed truth, but as a process emerging from encounters between memories, traumas, experiences, and different ways of inhabiting the world.
The various projects are accompanied by archival materials documenting artistic and political protests connected to the Biennale, as well as a public programme of talks, round tables, performances, and discussions.
CURATORIAL PROJECTS
RESISTANCE IMPRISONED
Curated by Nadya Tolokonnikova
“Resistance Imprisoned” brings together works, photographs, and testimonies created by political prisoners, artists, journalists, activists, teachers, people detained in connection with the war, as well as prisoners of war and Ukrainian civilians held in Russia.
Drawings, texts, embroideries, and objects produced under conditions of imprisonment, censorship, and persecution transform spaces of confinement into spaces of imagination and resistance. The works bring the voices and faces of people deprived of their freedom into the public sphere, highlighting the role of art as a tool of resistance against repression and oblivion.
INGRIAN PAVILION
By Pavel Rotts
Curated by Lisa Vasilieva
The Ingrian Pavilion is an artistic intervention dedicated to memory, displacement, and Ingrian identity.
Ingria is a historical region on the eastern shore of the Baltic Sea, today divided between Russia and Estonia. The project approaches identity not as something necessarily tied to a state or territory, but as a construction rooted in memory and cultural traces.
The Pavilion presents itself as a decolonial counter-monument and enters into dialogue with the DecolonizArt project, dedicated to artists belonging to cultures colonised within the Russian Federation and subjected to persecution and Russification.
A LITTLE UNTITLED QUEER ART PROJECT
Curated by Nicola Bertoglio
Promoted by Associazione Radicale Certi Diritti, “A Little Untitled Queer Art Project” brings together works by Angel Ulyanov, Boginya Von Art, Lev Nikitin, Party of the Dead, and Yana Tarakanova, LGBTI artists and Russian political dissidents forced into exile.
The project continues the mobilisation that brought the spirit of the historic Biennale of Dissent back to Venice on 9 May 2026. During the demonstration, the works were worn by participants as instruments of testimony and protest, recalling the radical tradition that brings together art, politics, and nonviolent action in public space.
The term “Untitled” refers to the need to create autonomous spaces of expression and to the difficulty of being fully recognised and represented within systems that restrict individual and collective freedom.
The project addresses identity, memory, freedom, dissent, and exile, presenting artistic practice as testimony, a tool of self-determination, and a space for political imagination.
DEATH IN VENICE
By Krišs Salmanis
Curated by Solvita Krese
“Death in Venice” emerged from the protest actions of the Baltic pavilions during the opening of the Biennale. The work takes a position against Russian imperialism and against the acceptance of Russia’s official presence within the European cultural sphere while the war against Ukraine and political repression continue.
Salmanis transforms the Venice Biennale logo into a political image: the walls of the logo become the walls of the Kremlin, creating a direct confrontation between the cultural institution and the reality of war.
The title also refers to Thomas Mann’s “Death in Venice”, introducing a reflection on decay, responsibility, and the relationship between culture and violence.
INVISIBLE PAVILION
Concept: Katia Margolis
Design: Olga Kuzovkina, Nadiia Skidan
Curated by NAU – Network Associazioni per Ucraina
“Invisible Pavilion” is a project in the public space of Venice dedicated to Ukrainian artists and cultural practitioners killed by Russia during the war.
A network of posters announces imaginary artistic events — exhibitions, concerts, conferences, and screenings — that can never take place because their authors have been killed.
The project uses the language of cultural communication and transforms it into a tool of remembrance. Venice becomes a place where not only the people who have disappeared are made visible, but also the artistic and cultural futures that war has erased.
INDIVIDUAL ARTISTS AND PROJECTS
DANILA TKACHENKO
Mannequins / Inversion
“Mannequins” reflects on the memory of political terror across the former Soviet Union. The artist created mannequin-like figures in remote locations of former Gulag camps, evoking victims without names and without graves.
“Inversion” uses war photography to bring images of the destruction caused by Russia’s aggression against Ukraine into European public space.
Together, the two projects connect the memory of Soviet terror with the contemporary devastation of Ukraine, linking repression, violence, erasure, and responsibility.
NADIIA SKIDAN
Home / Hope: The Red Corner
The work emerges from the experience of a homeland rendered inaccessible by occupation and war. The artist, originally from Kerch, Crimea, reflects on the meaning of home when it can no longer provide a place of safety.
The project takes as its reference the “Red Corner”, the sacred space in a traditional Ukrainian home dedicated to prayer and memory, transforming it into a portable altar.
The body thus becomes the final place capable of preserving the memory of home, identity, and continuity.
IRINA REVINA-HOFMANN
936 km to the War
The installation consists of a floor banner bearing an arrow and the words “936 km to the War”.
The work reduces the geographical distance to war to a concrete measurement, challenging the idea that war always happens “elsewhere” and reminding European audiences of the proximity of the conflict.
FILIPP PISCHIK / BLUEMOLOKO
Madonna Piangente
The work originated as a stencil in Moscow in 2013 and was later transformed into a fresco in Kyiv.
The Madonna covers her face in the face of devastation, becoming an image of grief, compassion, and testimony. Following Russia’s full-scale invasion of Ukraine in 2022, the work became a symbol of opposition to war and of collective remembrance.
KATIA MARGOLIS
Resilience to Remain
Installation composed of bricks, soil, ash, bandages, and works on paper.
The project unfolds throughout the Pavilion as a fragmented landscape, connecting the different works through traces of vulnerable bodies — wounded, displaced, and marked by memory.
The bandage becomes a metaphor for wound, protection, skin, and care. Vulnerability is understood not only as a condition of suffering, but also as a possibility for survival, transformation, and regeneration.
The installation culminates in the “Altar of Reciprocal Care”, an altar surrounded by suspended bandages. Visitors are invited to water it, allowing soil and seeds to generate new growth.
Care thus becomes a shared act of responsibility, solidarity, and the cultivation of the future.
CONCLUSION
The Pavilion’s projects are not organised according to a single narrative. They are placed in relation to one another so that dialogue, conflict, contradiction, and difference remain visible.
Meaning is not imposed, but emerges through coexistence.
Venice becomes both setting and metaphor: a city built around encounters, bridges, and trust, capable of representing the possibility of bringing different memories, cultures, and perspectives into dialogue.
The Pavilion of (Dis)Sense therefore seeks to be a shared space for reflection, encounter, and collective imagination, where memory, dissent, care, and resilience can coexist.
The organisers envision the Pavilion as the beginning of a permanent platform within future Venice Biennales, dedicated to artists, writers, activists, and cultural minorities from countries where freedom of expression is restricted and artistic practice is subject to censorship, persecution, or political repression.
The Pavilion ultimately presents itself as a space of creative freedom, dialogue, and solidarity, giving visibility to voices often excluded from official representation and defending the freedom of art in its search for meaning.



Qui trovate il comunicato stampa e altre info sull'evento, mentre di seguito potete ammirare i contribuiti inviati dagli artisti selezionati.
Artisti partecipanti alla sezione
"A Little Untitled Queer Art Project":