NICOLA BERTOGLIO

iphoneografo

"SEX is WORKing - liberi corpi, libere scelte" - mostra collettiva ideata e curata da Nicola Bertoglio dal 9 febbraio al 9 marzo presso la Casa delle Associazioni e del volontariato del Municipio 5 di Milano

venerdì 9 febbraio 2024


SEX is WORKing!

Liberi Corpi, Libere Scelte


Mostra di arte contemporanea dal 09.02.24 al 09.03.24 

presso la Casa delle Associazioni e il Volontariato del Municipio 5 di Milano.


Testo critico a cura di Simone Fappanni, critico e storico dell’arte

MILANO. La Casa delle Associazioni del Municipio 5 di Milano, in via Saponaro 20 (Ingresso da rampa civico 18 subito a sinistra), ospita dal 9 febbraio (inaugurazione alle 15.30) al 9 marzo, la mostra “Sex is Working! Liberi corpi, libere scelte”. Il titolo dell’esposizione, ideata e curata da Nicola Bertoglio, vuole essere un’esortazione a regolamentare in maniera dettagliata, a livello legislativo, la complessa situazione di coloro che, consapevolmente, in piena libertà e senza coercizioni, lavorano nel mondo del sesso a pagamento. Tutto ciò nell’ottica di affermarne i diritti, oltre che i doveri, e preservarli da possibili abusi e forme di violenza. Su queste premesse concettuali si svolge un’esposizione che riunisce opere di artisti italiani e stranieri con dipinti, fotografie, video e installazioni capaci di tradurre in immagini, forme e colori che hanno come comune denominatore l’erotismo, peraltro già ampiamente affrontato, seppure in maniera diversa, nella storia delle Beaux-Arts, anche da grandi maestri. Si pensi, a titolo esemplificativo, alle Veneri di Tiziano e di Giorgione, alle Demoiselles d’Avignon di Picasso, che rappresenta un gruppo di prostitute in una casa di tolleranza che sorgeva a Parigi nel Carrer d’Avinyó, senza dimenticare L’Origine du Monde di Gustave Courbet che propone un primo piano dell’organo sessuale femminile. Se questi e altri autori si sono soffermati sull’erotismo come passione, “Sex is Working” è, invece, una mostra capace di far riflettere sulla condizione dei sex worker, peraltro andando ben oltre una mera ottica provocatoria e banalizzante.

In esposizione i lavori di Alessandro Ciarafoni, Alex Sala, Antonia Monopoli, DavidsPic, Elena Bahar, Fabio Puelli, Giulio Malfer, Luca Granato, Massimo Moavero, Nicola Bertoglio, Werther Germondari e Carlos Raìz.

Stoffe ed elementi vitrei costituiscono il substrato entro cui si muove la ricerca espressiva di Alessandro Ciarafoni; quasi zoomando su alcuni particolari del corpo propone un erotismo senza compromessi, assolutamente efficace, grazie anche a un’efficace capacità interpretativa che s’impone per precisa connotazioni visuali che si formano davanti allo sguardo dell’osservatore. Fondatore del collettivo “Liberotransito”, Alex Sala propone, in questa occasione, “Italian paradox”, un video che affronta l’argomento della rassegna in maniera diretta, immergendo il fruitore in una catena ininterrotta di frame che riescono a smuovere la coscienza, in un’azione performante altamente immersiva. Antonia Monopoli presenta una serie di scatti che sembrano stati realizzati “in presa” diretta. L’erotismo che vi si coglie ha quindi quell’acutezza che appartiene soltanto ha chi conosce profondamente il mondo del “sex work” ne sa pertanto cogliere gli elementi costitutivi senza finzioni o pregiudizi. Il PAC ci ha prestato gli scatti di Monopoli relativi alla sua attività di assistenza su strada delle sex workers transgender di Milano realizzate per la mostra “Ri-scatti. Chiamami col mio nome”. Il collettivo svizzero DavidsPic scandaglia, con convincente e apprezzabile vena narrativa, la straordinaria “bellezza sensuale del corpo umano”; ecco allora che i doversi angoli visuali di questa tematica confluiscono in immagini tanto esplicite quanto evocativa, pervenendo a una perfetta sintesi fra espressività e artisticità.Artista e designer originaria di Teheran attualmente residente a Milano, Elena Bahar si esprime attraverso un linguaggio plastico dalla profonda caratura simbolica: il cerchio, in particolare, risulta centrale in quanto presentato in questa occasione, che riesce a condurre il fruitore in una dimensione immaginifica. Soncinese, Fabio Puelli si è formato come scultore negli studi di Flavio Roma e Vittorio Pelati, per poi dedicarsi alla pittura a olio. Nei suoi dipinti si coglie, talvolta, un velo malinconico, come in “Vecchia prostituta”, altre volte uno spirito di profonda empatia con quanto ritratto, che afferisce anche a situazioni in cui l’eros diventa ora scoperta (“Penombra”) ora legittimo diniego (“No è no”). L’iter creativo di Giulio Malfer prende avvio dalla condivisione della grande opera di Diane Arbus, per scandagliare le iconografie religiose, la spazialità, il diverso. Ecco allora che il raffinato erotismo che contraddistingue i suoi lavori, custoditi sotto uno strato di plexiglass, guarda a una “libera” espressività del corpo e della mente. Originario di Cosenza, visual artist e ricercatore, Luca Granato propone un’efficace installazione dai forti rimandi simbolici; in essa sembra di cogliere uno scavo, tutto interiore, che guarda alle infinite possibilità del corpo come essenza, in una scansione “materica” della forma in cui si portano alla ribalta sensazioni tattili. L’anima di artista e l’istinto di designer confluiscono nei dipinti di Massimo Moavero: i suoi quadri palesano notazioni fortemente sensuali e seduttive che hanno nello studio del corpo il punto focale, la “meta” da raggiungere, ma anche, nel contempo, il “punto” da cui partire per una ricerca senza limiti formali. Creativo, fotografo e attivista per i diritti civili italiano, Nicola Bertoglio è fra i più interessanti esponenti dell’iphoneografia. In mostra propone una ventina di cartoline con alcune storie di Instagram della serie “Sex Work” create con frasi desunte da articoli di giornale sul tema del “sex work”, ma estrapolate dal loro contesto originale senza indicazioni di autore, titolo e data. Ne deriva un lavoro di assoluta profondità dove testo e immagine si coagulano perfettamente. Artista poliedrico, Werther Germondari (assieme a Carlos Raìz) propone una serie di lavori dalla notevole carica erotica, scanditi da una narrazione precisa: video e foto confermano la ricerca del riminese che riesce a condurre l’osservatore all’interno di quanto rappresenta con estrema naturalezza e sincera espressività.

Alla realizzazione dell’evento collaborano l’Associazione Radicale Enzo Tortora, Radicali Milano e Certi Diritti. «La rassegna – spiega Bertoglio – s’inserisce nel solco del mio percorso “artivistico”, nel quale l’arte sposa l’artivismo politico. Da un po’ di anni infatti mi dedico a creare situazioni artistiche sia mie personali che assieme ad altri dove la ricerca artistica si metta al servizio di cause politiche e sociali».


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Testo di Claudio Uberti Presidente Associazione Radicale Certi Diritti APS

In Europa, la questione del lavoro sessuale si declina in un mosaico di prospettive legislative e sensibilità sociali. La Legge Merlin del 1958 in Italia, concepita per combattere lo sfruttamento nel contesto della prostituzione, ha assunto nel tempo una dimensione controversa. Sebbene non proibisca lo scambio di servizi sessuali a pagamento, la legge criminalizza le attività circostanti, portando spesso a discriminazioni ingiuste e a una complessa situazione per le lavoratrici e i lavoratori del sesso.

Il modello legislativo europeo è eterogeneo, con alcuni Paesi che hanno adottato politiche progressiste riconoscendo il lavoro sessuale come un'occupazione legittima, mentre altri persistono in un approccio repressivo. La frammentazione delle normative europee crea disparità nella tutela dei diritti umani, dando luogo a una realtà in cui le condizioni di vita e di lavoro delle persone coinvolte nel settore del sesso variano considerevolmente da paese a paese.

In Italia la Legge Merlin ha spesso colpito le lavoratrici e i lavoratori del sesso più che proteggerli. Nonostante l'obiettivo dichiarato di preservare la dignità e la sicurezza delle persone coinvolte, il risultato è stato una serie di limitazioni che hanno reso il lavoro sessuale più precario e pericoloso. La mancanza di riconoscimento formale del lavoro sessuale come un'attività autonoma e legittima ha impedito l'attuazione di politiche sociali adeguate, lasciando molte lavoratrici e lavoratori del sesso in una situazione di vulnerabilità.

Entrambe le posizioni sulla questione del lavoro sessuale, che sia per il suo riconoscimento o per la sua abolizione, hanno come obiettivo asserito il rispetto dei diritti umani. Tuttavia, ad una analisi più ragionata emergono significative differenze di approccio e di risultato impossibili da negare. In primo luogo, la posizione abolizionista, presentata come salvifica della dignità delle persone coinvolte nel lavoro sessuale, muove da logiche paternalistiche e sovradeterminanti volte a tutelare simulacri astratti e fantasmatici di categorie di persone quando invece in tutto il mondo lavoratrici e lavoratori sessuali, individui in carne ed ossa, chiedono a gran voce il riconoscimento del loro lavoro come una professione legittima ("Sex work is work!"). Inoltre, un'analisi obiettiva dei risultati degli effetti delle politiche abolizioniste le scopre totalmente deficitarie nella effettiva difesa dei sex worker, le cui vite e il cui lavoro possono essere tutelati e migliorati solo da un approccio decriminalizzante che rimuova gli ostacoli normativi e riconosca il lavoro sessuale come una professione a tutti gli effetti, liberando i lavoratori e le lavoratrici del sesso da rischi di abusi, sfruttamento, marginalizzazione e stigma e riconoscendo loro piena cittadinanza e capacità di agire e autodeterminarsi.

L'Associazione Radicale Certi Diritti, organizzazione dedita alla difesa della libertà sessuale, da tempo impegnata sul fronte della decriminalizzazione del sex work, è lieta di patrocinare la mostra "SEX is WORKing", occasione di riflessione critica su come politica e società possano lavorare insieme per proteggere i diritti delle persone coinvolte nel lavoro sessuale per costruire una società più inclusiva e consapevole, rispettosa delle scelte e della libertà di ciascun individuo.

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Di seguito un video con tutte le opere esposte.



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Di seguito il video della conferenza di presentazione della mostra tenutasi il giorno 9 febbraio.



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Di seguito le immagini delle cartoline della installazione di Nicola Bertoglio dal titolo “Sex Work Stories” che sono state “compilate” con le storie di chi è passato a far visita alla mostra. 







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Durante tutto il mese di permanenza della mostra sono state registrati atti di “censura” sia ad opera di chi gestiva lo spazio sia per mano di alcune associazioni che lo frequentavano per culminare l’ultimo giorno della mostra con gran parte delle opere capovolte. Di seguito le immagini di queste azioni.