IL CORPO È ANIMA:
ETICA INSCINDIBILE DALLA PUREZZA DELLA NUDITÀ UMANA
di Daniele Priori
Adamo è nudo. Nicola Bertoglio, il primo artista “iphoneografo” di corpi maschili che mi sia capitato di conoscere, ci invita, in un solo evento, ad abbattere nello stesso momento pregiudizi artistici e tabù morali. Il medium scelto, anzitutto - lo smartphone di Apple - connota fortemente il messaggio: la dirompente modernità, oltre i canoni tecnici della tradizionale fotografia, e ci consente, apparentemente senza troppi shock, di compiere un salto nella notte dei tempi, conducendoci in un percorso che riporta all’alba dell’umanità, genesi di una spiritualità figlia del legame inscindibile tra corpo e anima. Il corpo dell’uomo diventa così un feticcio scomposto di linee e forme originali, connaturate all’essenza stessa dell’esistenza umana che mette in una relazione radicale e unica anche il tempo e lo spazio del divenire di ogni singola persona. Bertoglio ci porta a capire, in realtà senza dichiarate volontà didascaliche, come la scissione violenta e radicata, ad esempio, nelle dottrine monoteiste, tra corpo e anima, sia in realtà un compromesso al ribasso e troppo fragile per l’essere umano che continuamente mette il proprio essere “fisico” al servizio dell’esperienza spirituale e viceversa. Un viaggio allo specchio, dove corpo e anima diventano ascrivibili a un espressionismo razionale che si accende di spirito nei movimenti. Gli scatti di Bertoglio ci portano a contatto con una logica più lineare di quanto si immagini. Viviamo tutti in una gabbia nella quale la dimensione corporea ci rende esseri umani, multiformi e simmetrici. Le dinamiche del movimento ci rendono uomini e il tempo diventa la cattiva coscienza che ci ricorda l’assolutezza apparente della libertà, rappresentata appunto da una gabbia pressoché invisibile ma marcatissima che è il contesto, la cornice stessa, interna e esterna ai quadri, da cui, ci piaccia o meno, non riusciamo a liberarci. Dai volti ritratti emergono spiritualità e tormento, dalla tecnologia che si presta alla fotografia moderna (l’iphoneografia) affiorano spazi di quella libertà vera che ci dà accesso all’iperuranio delle idee, è al di sopra di tutte le possibili convenzioni e ha bisogno di una nudità aprioristica per manifestarsi appieno. Solo così l’arte riesce a rendere a ogni modello il fascino di Adamo, il primo uomo, che ha sentito il bisogno di coprirsi solo nel momento in cui si è sporcato del peccato originale. Vale la pena, dunque, immergersi nella purezza degli occhi di un artista senza troppe sovrastrutture quale è Nicola Bertoglio, capace di restituire all’umano la sua essenza più semplice e meravigliosa, sottratta agli sguardi da due millenni di oscurantismo che ora ci viene riconsegnata dall’occhio discreto di uno smartphone che, per una volta, non prende le inquietanti forme del Grande Fratello ma collabora, con risultati di seducente bellezza, all’opera di un artista capace di sconfinare, senza scandalo ma con coraggio pionieristico, in una nuova dimensione di ritrovato fascino e indubbio, altissimo ed etico senso dell’estetica più autentica.
Adam is naked. Nicola Bertoglio, the first "iphoneographer" artist of male bodies that I have ever met, invites us, in a single event, to break down artistic prejudices and moral taboos at the same time. The medium chosen, first of all - Apple's smartphone - strongly connotes the message: disruptive modernity, beyond the technical canons of traditional photography, and allows us, apparently without too many shocks, to take a leap into the mists of time, leading us on a path which brings back to the dawn of humanity, the genesis of a spirituality born of the inseparable link between body and soul. The human body thus becomes a decomposed fetish of original lines and shapes, inherent in the very essence of human existence that puts even the time and space of becoming of each individual person into a radical and unique relationship. Bertoglio leads us to understand, in reality without declared didactic will, how the violent and rooted split, for example, in the monotheistic doctrines, between body and soul, is in reality a compromise to the bottom and too fragile for the human being who continually puts one's "physical" being at the service of spiritual experience and vice versa. A journey to the mirror, where body and soul become attributable to a rational expressionism that lights up with the spirit in the movements. Bertoglio's shots bring us into contact with a more linear logic than imagined. We all live in a cage in which the corporeal dimension makes us human beings, multiform and symmetrical. The dynamics of the movement make us men and time becomes the bad conscience that reminds us of the apparent absoluteness of freedom, represented precisely by an almost invisible but very marked cage which is the context, the frame itself, inside and outside the paintings, from which , whether we like it or not, we can't break free. From the faces portrayed spirituality and torment emerge, from the technology that lends itself to modern photography (hyphoneography) spaces of that true freedom emerge that gives us access to the hyperuranium of ideas, is above all possible conventions and needs an a priori nudity to fully manifest itself. Only in this way is art able to give each model the charm of Adam, the first man, who felt the need to cover himself only when he got dirty with original sin. It is therefore worthwhile to immerse oneself in the purity of the eyes of an artist without too many superstructures such as Nicola Bertoglio, capable of returning to the human its simplest and most wonderful essence, stolen from the gaze by two millennia of obscurantism that is now returned to us by '' discreet eye of a smartphone that, for once, does not take the disturbing forms of Big Brother but collaborates, with seductive beauty results, in the work of an artist capable of trespassing, without scandal but with pioneering courage, into a new dimension of rediscovered charm and undoubted, very high and ethical sense of the most authentic aesthetics.